Professioni
Veterinario: passione, sensibilità e formazione scientifica
Passione e sensibilità, un'approfondita formazione scientifica insieme ad una buona capacità di cogliere i segnali di malessere del cavallo. Queste sono le doti principali che deve possedere il veterinario, un professionista di riferimento per chiunque alleva e si prende cura dei cavalli. Nonostante l'aspetto imponente infatti, il cavallo è un animale delicatissimo, soggetto a molte malattie.
I problemi più frequenti dei cavalli sportivi riguardano gli stiramenti e le lesioni agli arti. Il veterinario pratico, che possiede anche nozioni di podologia equina, è in grado di stabilire la giusta cura e di impostare gli interventi di fisioterapia e riabilitazione. Per fare questo spesso necessita anche della collaborazione del maniscalco, dell'allenatore e del cavaliere. Il cavallo poi, essendo un erbivoro monogastrico, per la lunghezza del suo intestino, è frequentemente uno degli animali più soggetti a coliche. Anche in questo caso, l'intervento del veterinario è essenziale e risolutivo.
Non solo cura, ma anche prevenzione e profilassi. La vita nelle scuderie espone infatti i cavalli a contrarre numerose malattie infettive e dell'apparato respiratorio e il veterinario si occupa di vaccinare gli animali al fine di evitare questi inconvenienti.
l'attività del veterinario non si limita solo alla diagnosi e alla cura delle malattie. La sua professionalità gli consente di operare nelle diverse realtà legate al mondo dei cavalli, da quelle che impiegano gli animali nelle corse equestri fino a quelle connesse all'allevamento e alla commercializzazione degli equini.
Maniscalco: l'artigiano della ferratura
Il maniscalco è l'artigiano che esercita prevalentemente l'arte della ferratura. Essa consiste nell'applicazione di parti metalliche agli zoccoli dei cavalli per proteggerli dall'usura e mantenerne il naturale equilibrio.
Dall'inglese mare - giumenta - e shall - dovere, responsabilità - il mariscalco (oggi maniscalco) non aveva come unico compito quello di ferrare il cavallo ma, fino a qualche anno fa, provvedeva del tutto alla sua cura e confezionava personalmente i ferri secondo le caratteristiche e le necessità di ciascun cavallo.
Oggi la produzione industriale rende inutile la realizzazione artigianale di ferri da cavallo. Rimane tuttavia necessario per il maniscalco conoscere e saper lavorare il ferro a caldo o a freddo per riuscire ad adattare le verghe e le piastre metalliche agli zoccoli dei cavalli.
Il maniscalco deve essere un uomo dalla costituzione robusta. Il lavoro si svolge stando per ore piegato sulle zampe dei cavalli, sostenendone il peso sulle gambe. Ma soprattutto deve possedere sensibilità e riflessi pronti. Egli deve riconoscere gli stati d'animo dei cavalli. comprenderne le intenzioni e quindi prevederne scatti improvvisi.
Alla necessaria abilità manuale, il maniscalco deve associare anche conoscenze di anatomia degli arti ed in modo particolare delle sue estremità, conoscerne le andature e gli appiombi del cavallo. Spetta a lui realizzare una ferratura che tenga conto della conformazione individuale dell'animale, facendo attenzione anche alla scelta del ferro, che va fatta in funzione dell'impiego del cavallo.
Il suo intervento è fondamentale non solo quando si tratta di ferrare piedi normali man anche per correggere piedi malati e andature difettose, ripristinando l'equilibrio dello zoccolo. Nonostante la diffusione della pratica del "cavallo scalzo" la ferratura continua ad essere necessaria per molti tipi di sport in cui i cavalli, e quindi gli zoccoli, sono sottoposti a ritmi non naturali. Anzi, questa tendenza ha dato nuovi impulsi all'elaborazione di moderne e più naturali tecniche di pareggio dello zoccolo e di recupero dei cavalli sferrati.
Grazie all'utilizzo di nuovi materiali, come ferri incollabili e scarpe allacciabili da impiegare in situazioni particolari, la mascalcia si rivela sempre più come un'arte al passo con l'evoluzione della scienza veterinaria e dei moderni ritrovati della tecnologia.
Artiere: il caporale a terra
Con i termini caporale di terra, addetto di scuderia o più comunemente artiere ippico o groom (dall'inglese "grooming", cioè colui che fa governo della mano) viene indicata la persona che giornalmente provvede ad un insieme di attività connesse alla cura ed all'igiene del cavallo. Il governo del cavallo si esegue due volte nel corso della giornata: al mattino in maniera veloce e alla sera, prima del rientro nel box, in maniera più accurata. L'artiere spazzola il cavallo con la brusca per mantenere il suo mantello lucido e pulito e per evitare che terra e sudore gli provochino irritazioni e contemporaneamente esercita un piacevole massaggio che favorisce la circolazione superficiale. Prosegue poi con la pulizia degli occhi e delle narici avendo cura di usare delle spugne morbide, riordina la criniera e la coda con la striglia e il pettine e per finire pulisce gli zoccoli con il nettapiede, uno strumento ricurvo che consente di rimuovere i depositi di terra tra lo zoccolo e il ferro. L'artiere si occupa anche della vestizione del cavallo, avendo cura che la sella e le protezioni siano agganciate in maniera corretta al fine di evitare tumefazioni. Con la stessa attenzione, controlla che la bardatura sia ben pulita e senza residui di fango che possono, con lo sfregamento, generare escoriazioni. L'artiere assiste e collabora a tutte le operazioni di cura dell'animale, dalla tosatura alla ferratura; controlla lo stato di salute dei cavalli e li guida nello svolgimento di tutte le attività; somministra loro gli alimenti secondo le indicazioni del capo scuderia; li accompagna fuori dal box e li mantiene in movimento, collaborando alla doma e all'allenamento con i cavalieri e gli addestratori. Nelle corse, l'artiere ippico ha il compito di preparare i cavalli prima delle competizioni, di attaccarli al sulky nel caso delle corse al trotto, e di portarli in pista. Un buon artiere deve avere occhio per prestare attenzione agli stati emotivi e fisici del cavallo e sensibilità per riconoscerne bisogni e insicurezze. L'artiere infatti, prima ancora di essere un collaboratore indispensabile per tutti coloro che lavorano in una scuderia, è una figura di riferimento importante per i cavalli che ha in custodia, poiché ne comprende i bisogni e le attitudini e si adopera per il loro benessere psicofisico.
Allevatore: imprenditore col cuore
La nascita di un puledro è sempre un momento emozionante e per l'allevatore di cavalli lo è ancora di più. Ha scelto l'incrocio giusto, ha valutato le linee di sangue, ha curato la fattrice durante tutta la gestazione e ha atteso con trepidazione la nascita del puledro. Far nascere ed allevare cavalli è una professione emozionante ma anche rischiosa. La natura è spesso imprevedibile e non sempre il risultato degli incroci è all'altezza delle aspettative. Per questo motivo, non basta l'amore per i cavalli per fare l'allevatore, ma serve anche una forte motivazione. Quando l'impegno fisico e l'investimento economico non sono ripagati da un esito finale soddisfacente, anche le passioni più radicate sono messe a dura prova. Ecco perché l'allevatore, oltre alle conoscenze delle tecniche di allevamento e delle caratteristiche genetiche di ciascuna razza, deve anche avere una solida mentalità imprenditoriale. L'allevatore non cura solo l'aspetto genetico riproduttivo. Il suo compito consiste nell'assicurare la crescita e l'addestramento dei giovani cavalli allo scopo di presentarli alle rassegne ben educati. Dalla scelta dell'alimentazione del puledro fino a quella dei preparatori e delle loro tecniche di doma, tutto passa per la sua supervisione. La definizione dei caratteri morfologici delle odierne razze equine sono il risultato del sapiente lavoro di incrocio e di miglioramento delle razze operato nel corso dei secoli dagli allevatori. La stessa sopravvivenza di alcune razze in pericolo di estinzione è il frutto della loro opera di recupero e di tutela a favore del patrimonio dell'allevamento equino locale. Dalle loro associazioni sono nati i Libri Genealogici attraverso i quali è stato possibile risalire alle origini della formazione di ciascuna razza.
Guidatore: al comando del sulky
Nel trotto, il fantino prende il nome di "guidatore" o "driver". Il guidatore non corre in sella al cavallo, ma seduto su un calessino leggero a due ruote chiamato sulky, appoggiando i piedi su apposite staffe. Il sulky possiede una forma aerodinamica, è realizzato in fibra di carbonio o in altre leghe leggerissime ed è regolabile in altezza e larghezza per adattarsi alla dimensione del driver. Il cavallo quindi non sopporta il peso del fantino sul dorso, ma traina il calesse. Ecco il motivo per cui, a differenza dei fantini per il galoppo, non esistono limiti di peso per il guidatore. Esistono anche gare di trotto montato, che si svolgono soprattutto in Francia, in cui non ci sono il guidatore e il sulky, ma il cavaliere che monta in sella al cavallo al passo del trotto. I guidatori dei cavalli da trotto sono quasi sempre i loro allenatori. I proprietari affidano a questi professionisti l'allenamento dei loro cavalli e la guida durante la corsa. Quando il trottatore si piazza in una delle prime quattro posizioni, anche il suo allenatore-guidatore prende, al di là dell'ingaggio per la singola corsa, una percentuale sul premio spettante alla scuderia. Come nel caso dei fantini per il galoppo, gli allievi guidatori dei cavalli da trotto che intendono diventare professionisti devono vincere un certo numero di corse o partecipare al numero di competizioni indicate dal regolamento. Vi sono poi i "gentlemen drivers" che guidano i cavalli al troppo, ma solo per passione, nelle gare loro riservate. Il guidatore si deve attenere al regolamento durante le corse. Deve allinearsi in tempo per la partenza e deve evitare di intralciare gli avversari durante la gara. Le sanzioni previste per le inosservanze di queste disposizioni vanno da quelle pecuniarie fino all'appiedamento del guidatore, cioè al divieto per il guidatore di condurre in corsa i cavalli per un certo periodo di tempo. Per i guidatori esiste una classifica di merito, divisa per categorie, che tiene conto delle corse vinte in un anno. Il guidatore che vince questa classifica viene premiato con il "frustino d'oro". Il guidatore Enrico Bellei, che di frustini ne ha vinti 11 come il padre Nello, è attualmente al top delle classifiche dei guidatori italiani. Ogni anno si svolge presso l'ippodromo di Montegiorgio in provincia di Ascoli Piceno il campionato tra i migliori guidatori professionisti d'Italia con eliminatorie, semifinali e finali. Il vincitore viene eletto campione italiano di guida al trotto.
Cavaliere: equilibrio e coordinazione
Il termine cavaliere deriva dal latino "caballarius" cioè "colui che si occupa dei cavalli". Se nell'immaginario collettivo il cavaliere è il soldato a cavallo, coraggioso in battaglia e generoso verso le donne e i deboli, nel linguaggio dell'equitazione il cavaliere è colui che pratica gli sport equestri. Questi si distinguono in due grandi gruppi: le specialità olimpiche, rappresentate dal Dressage, dal Concorso Completo d'equitazione e dal Salto Ostacoli, e le specialità non olimpioniche, come gli attacchi, il polo, il volteggio, l'endurance, l'equitazione di campagna, l'equitazione americana e il cross.
Qualunque sia lo sport equestre praticato, il cavaliere deve possedere doti di destrezza, equilibrio e coordinazione. Il movimento del cavallo e le condizioni della gara richiedono, infatti, un continuo adattamento posturale al fine di mantenere l'equilibrio in sella. Ma aldilà delle doti atletiche, ci vogliono passione per i cavalli e sensibilità. Un cavaliere non deve essere unito solo fisicamente al proprio cavallo, ma anche emozionalmente e mentalmente.
È sicuramente il Dressage la disciplina in cui la relazione tra cavallo e cavaliere raggiunge la forma ideale ed esprime la sua completa armonia. La corretta esecuzione di figure prestabilite, che non sono artificiali ma riprese da gesti che i cavalli mostrano anche in libertà, è il risultato della perfetta capacità di dialogare tra uomo ed animale. Un cavaliere "padrone" della propria cavalcatura migliora anche la sicurezza e il rendimento del proprio cavallo.
Se nel Dressage cavallo e cavaliere danno prova di armonia e di eleganza nell'eseguire le diverse andature, nel salto ad ostacoli il binomio deve dimostrare la sua capacità nel superare vari ostacoli nel minor tempo possibile. La potenza del cavallo è a disposizione del cavaliere che deve calcolare i tempi, scegliere le traiettorie, assecondare il salto e mantenere l'assetto.
L'Italia vanta una grande tradizione di cavalieri nella disciplina del salto ad ostacoli, da Piero e Raimondo d'Inzeo a Graziano Mancinelli, ammirati in ogni parte del mondo.
Nella monta western, disciplina non olimpica, è il buon assetto la qualità indispensabile per il cavaliere insieme ad un costante controllo del cavallo.
Nell'endurance invece, la capacità del cavaliere sta soprattutto nel saper dosare al meglio le energie del proprio cavallo.
Come avviene per le discipline ippiche, il cavaliere deve essere in possesso di un brevetto che ne attesta il livello e che gli consente l'accesso a alle varie competizioni sportive.
Fantino: tattica e senso dello sguardo
Il fantino è il protagonista della corsa più spettacolare dell'ippica, il galoppo. Il sella al suo cavallo raggiunge fino ai 70 km orari su distanze che variano tra i 1000 e i 3000 metri. Il cavallo non sa dove è la linea d'arrivo. È il fantino a guidarlo con la grinta, a regolarizzare la sua andatura, a dargli le giuste indicazioni per arrivare al traguardo.
Per raggiungere questo livello di intesa il fantino si allena intensamente insieme al suo cavallo. In tal modo ne accresce le prestazioni e, al tempo stesso, instaura con lui un rapporto fatto di alleanza, fiducia e condivisione. Un cavallo da corsa è energia viva da gestire ed il fantino deve abituarlo a contenere la sua foga, deve motivarlo, istruirlo e trasmettergli il senso della competizione. In collaborazione con l'allenatore, egli prepara non solo l'allenamento ma anche le tattiche di gara. Durante la corsa il fantino indossa una giubba da gara e un piccolo berretto, il "cap" con i colori della scuderia.
Quella del fantino è una vera e propria professione per l'esercizio della quale è necessaria una patente rilasciata dall'Unire. Tra i requisiti richiesti per il suo rilascio l'età, che non può superare i 22 anni e il peso, che per i fantini che gareggiano nelle corse in piano non deve superare i 57 kg e per quelli che competono nelle gare ad ostacoli parte da 61 kg. Per ottenere la patente di fantino bisogna frequentare innanzitutto un corso di formazione di sei mesi al termine del quale l' "allievo fantino" deve seguire un periodo di tirocinio a fianco di un allenatore. Per il rilascio della patente di fantino professionista, l'allievo dovrà vincere un certo numero di gare. Come professionista il fantino percepisce un compenso per le sue prestazioni in gara. I fantini possono operare come freelance, o legarsi a grandi scuderie con ingaggi milionari.
In Italia sono circa 280 i fantini professionisti e poco più di 200 i dilettanti. Appartengono a questa categoria le amazzoni e i gentlemen rider, amatori che gareggiano in gare a loro riservate senza percepire alcun compenso.
La grande tradizione italiana in fatto di fantini è riconosciuta e apprezzata in tutto il mondo. Molti dei nostri migliori jockey si recano all'estero per perfezionare il loro talento e gareggiare con scuderie straniere, soprattutto in Francia o in Inghilterra dove la cultura ippica è molto più radicata.
Lanfranco Dettori, il fantino milanese cresciuto sulle piste di San Siro, è attualmente il miglior fantino del mondo.