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Comunicati stampa

Question Time del Ministro Lollobrigida al Senato

(24.07.2025)

Il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha risposto a interrogazioni sulla proposta della nuova Politica Agricola Comune dopo il 2027; sulla riforma della Politica Agricola Comune per il periodo 2028-2034; su iniziative di sostegno al settore vitivinicolo; sulle conseguenze dell'introduzione dei dazi statunitensi sulla filiera agroalimentare.  


Risposta sulla proposta della nuova Politica Agricola Comune dopo il 2027

Interrogazione a risposta immediata Sen. BERGESIO

Grazie Presidente, grazie collega Bergesio, per darmi la possibilità di confrontarci su questo tema che è un tema essenziale. Ricorderà che a Stresa nel 1962 venne stabilito sull'indirizzo che veniva dai trattati fondativi di Roma della creazione della PAC, una politica agricola comune. Le sei nazioni non riuscirono a mettere in comune tantissime cose. Il dato economico riguardante l'agricoltura fu essenziale, proprio perché c'era una visione puntuale di quello che doveva essere il futuro. Evitare lo spopolamento delle campagne e garantire sicurezza alimentare.
Erano i due obiettivi strategici che i padri fondatori dell'Europa avevano ben chiari all'epoca. Dopo tanti anni noi riteniamo sia oggi in avvio un processo involutivo di queste politiche, perché riteniamo che il fondo unico indistinto non corrisponda a una visione europea che possa tendere a quella sovranità alimentare europea alla quale l'Italia mira. Proprio per questo rispetto alla proposta che lei ha citato del 16 luglio 2025, nel quale la Commissione ha proposto un quadro finanziario pluriennale per il periodo 2028-2034 di circa 2.000 miliardi di euro complessivi, per la nuova PAC tuttavia risulterebbe una dotazione dedicata minima di circa 300 miliardi di euro per gli stanziamenti a supporto del reddito.
A queste risorse si aggiungerebbero ulteriori finanziamenti destinati al comparto agricolo previsti all'interno dei neo-introdotti Piani di partenariato nazionale e regionale. In questo modo le istituzioni europee ci rassicurano, dal loro punto di vista, sul mantenimento della centralità della politica agricola. Devo dire che è stato molto puntuale il lavoro del commissario Fitto, che ha chiarito la posizione italiana sul tema fin dall'inizio. Abbiamo chiesto di massimizzare quelli che erano gli stanziamenti previsti per l'agricoltura anche nel fondo indistinto e una parte in realtà viene salvaguardata. Riteniamo però questo dato insufficiente.
L'Italia dal canto suo già nei mesi scorsi si era fatta capofila, prima degli altri, di un documento che si contrapponeva a questa visione che non riteniamo corretta. Successivamente alla presentazione del nostro documento sottoscritto da altre 17 nazioni la Spagna ha fatto lo stesso. Abbiamo aderito anche alla proposta spagnola, in netto contrasto con questo modello che non garantisce quelli che sono degli strumenti che servono a garantire non un privilegio ma una specificità al settore agricolo e al settore della pesca.
Oggi evidentemente riteniamo che non si potrà immaginare facilmente che questo bilancio venga approvato così come è stato composto e auspichiamo che in maniera trasversale le forze politiche italiane sappiano contrastare questo tipo di indirizzo e, ovviamente, assicuriamo da parte del nostro Governo di fare di tutto perché si corregga quello che è un errore, una vera politica antieuropea dal nostro punto di vista, perché se l'Europa ha senso ha senso perché possa pianificare delle politiche economiche e in questo caso di salvaguardia anche dell'ambiente che abbiano una strategia comune e non invece rapporti di carattere bilaterale tra Stati nazionali e Commissione.
In ultimo ovviamente, sempre per evitare di soffermarci solo sulla critica di quello che gli altri non fanno, oggi nel prossimo Consiglio dei Ministri presenteremo un disegno di legge annunciato già da mesi che è collegato alla legge finanziaria per un miliardo di sostegno al mondo agricolo, che possa intanto mettere da parte ogni esitazione con un'Europa che a nostro avviso guarda al passato e un'Italia, invece, che dal nostro punto di vista deve guardare da subito al futuro.


Risposta sulla riforma della Politica Agricola Comune per il periodo 2028-2034 

Interrogazione a risposta immediata Sen. DE CARLO

Grazie collega De Carlo, grazie Presidente. 
Siamo tornati a discutere di politica agricola comune in una fase molto delicata, di carattere geopolitico e geoeconomico mondiale, che dovrebbe richiedere interventi a sostegno dei settori strategici, tra i quali sicuramente quello della produzione di cibo e, come lei ricordava collega De Carlo, nel ruolo fondamentale che hanno gli agricoltori come custodi dell'ambiente e del territorio.
Avevamo colto nella visione per l'agricoltura e l'alimentazione proposta dall'Unione Europea un segnale positivo, che però non abbiamo del tutto riscontrato nella presentazione del QFP, del quale lei ha rendicontato gli esiti, che oggi lasciano a un fondo indistinto l'assegnazione dei fondi a livello nazionale e solo per quota parte, e devo ringraziare il grande impegno del collega Fitto all'interno della Commissione, perché si arrivasse a questo risultato, a garanzia di un'assegnazione privilegiata dei fondi all'agricoltura. Fondi all'agricoltura che non sono un privilegio, ma sono una scelta specifica, che nella fase di redazione dei trattati del 1957 i padri fondatori dell'Europa, le sei nazioni che fondarono la comunità economica europea, vollero prevedere guardando a un piano strategico di consolidamento di un'Unione che andava a certificare dal dato geografico un'elevazione al dato politico del nostro continente. Abbiamo tentato nei mesi scorsi come Italia, ma non solo come Italia, di presentare obiezioni forti con un documento che ha avuto la sottoscrizione dopo la nostra presentazione di altre 16 nazioni e poi la Spagna ha presentato una lettera alla quale abbiamo aderito con lo stesso tipo di connotato in cui chiedevamo di garantire la specificità della dotazione agricola all'interno del bilancio perché non potesse essere lasciata in balia da pulsioni che all'interno dei singoli stati possono prediligere altre scelte per raccogliere consenso immediato, sacrificando un settore invece che più di altri ha bisogno di una visione strategica.
La posizione italiana è chiarissima, siamo solo all'inizio di una fase di discussione. La Commissione ha presentato il suo piano, ci sarà l'interlocuzione con i governi nazionali e ci sarà poi l'esito del voto parlamentare. Noi auspichiamo che le forze politiche tutte italiane abbiano a cuore, come è già accaduto in altre circostanze, un indirizzo che possa portare a una revisione di questo tipo di processo e avere un bilancio che abbia la capacità di rispondere a una visione davvero europeista che non sacrifichi i pochi risultati concreti dell'Unione a invece pulsioni di senso e disegno inverso.
È ovvio che in queste ore che succede in Italia e, chiudo, in Europa, noi stiamo lavorando a dotare il nostro settore di risorse per consolidarlo e renderlo maggiormente efficiente e a partire dal Consiglio di Ministri, che si terrà da qui a poco, nel quale con Coltiva Italia presenteremo un miliardo di risorse aggiuntive al settore agricolo per rafforzarlo e svilupparlo ancora di più.


Risposta su iniziative di sostegno al settore vitivinicolo

Interrogazione a risposta immediata Sen. FRANCESCHELLI

Grazie senatore Franceschelli, so bene che anche la sua provenienza territoriale le fa apprezzare non solo il settore del vino ma il legame forte che c'è tra la produzione del vino e la salvaguardia del territorio e lei ha sottolineato alcune criticità che esistono, come quella dell'incertezza dei mercati legata alla vicenda della trattativa, come sapete tutta europea, riguardo i dazi, sulla quale auspichiamo si arrivi a un giusto compromesso che permetta di garantire il nostro export, che ha toccato negli ultimi anni il record storico di 8 miliardi e 100 nel settore del vino, affiancato ai 70 miliardi di export nel settore agroalimentare, altro record raggiunto lo scorso anno.
Con quasi 22 milioni di ettolitri, l'export vitivinicolo ha superato nel 2024 il traguardo che ho appena citato di 8 miliardi, con un +5,5% rispetto al 2023, e il primo trimestre 2025 conferma la tendenza positiva, con un aumento del 12,5% in valore. Il 60% delle esportazioni nazionali è diretto verso Paesi extra-Ue, con una crescita in valore del +7% sul 2023. Gli Stati Uniti si confermano il primo mercato per il vino italiano con quasi 2 miliardi di euro, con una crescita del 9,2% nel 2024. Tutelare questo patrimonio nazionale, credo questo sia l'obiettivo di tutti noi, è una priorità.
Tra le numerose misure messe in atto, vorrei citare proprio quello che lei richiamava, per conoscere quali strumenti come gli OCM possono essere resi più elastici, esattamente quello che abbiamo fatto, stanziando non solo i 98 milioni di euro, di cui oltre 22 milioni per il bando nazionale e i restanti destinati ai bandi regionali e multiregionali, ma si è data garanzia di possibilità, di dinamicità, all'interno degli investimenti che le aziende fanno proprio per andare incontro al mutevole scenario geopolitico cui stiamo assistendo e che non siamo da soli in grado di condizionare.
Abbiamo lavorato insieme all'Istituto per il commercio estero, con l'ICE, con grandi soggetti anche di natura privata, come Veronafiere dove si svolge il più grande evento italiano legato al vino, Vinitaly. In questi giorni si è svolto un evento straordinariamente importante, perché si svolge al Sud, si svolge all'aperto perché al Sud non esistono tantissime strutture idonee ad ospitare grandi eventi di natura fieristica, proprio in Calabria per cercare di aumentare il potenziale dei vini del Sud in termini di valore aggiunto, la qualità già la garantivano gli imprenditori di quelle regioni.
Abbiamo condizionato tra virgolette in senso positivo, a nostro avviso, le scelte sul pacchetto vino, non l'abbiamo fatto da soli come Governo, insieme a tanti altri parlamentari europei di tutte le forze politiche, perché il vino non venisse criminalizzato, il vero rischio a cui lei anche faceva riferimento.
Da qui a poco inizieranno discussioni molto importanti in cui anche all'interno delle valutazioni di carattere internazionale varrà la voce di chi conosce questo settore, dei territori, delle nazioni che producono vini a fronte invece di una criminalizzazione che potrebbe essere ben più rischiosa di qualsiasi dazio rispetto al valore che lei ricordava essere centrale nel nostro export agroalimentare.


Risposta sulle conseguenze dell'introduzione dei dazi statunitensi sulla filiera agroalimentare

Interrogazione a risposta immediata Sen. RENZI

Grazie presidente, grazie senatore Renzi. 
Mi permetto di puntualizzare il fatto che il termine sovranità alimentare aggiunto al nome del ministero non deriva da sovranismi di vario genere, ma semplicemente dall'emulazione in questo senso di un altro governo, quello francese di Macron, a cui spesso fa riferimento, che aveva fatto questa scelta prima di noi e che ci sembrava molto utile richiamare proprio in un quadro di difesa delle produzioni di carattere nazionale.
Lei giustamente chiede di sapere che cosa facciamo, per esempio nel Consiglio dei Ministri che si svolgerà da qui a pochi minuti, stanzieremo un miliardo di fondi nazionali per sostenere il settore agricolo in un momento di grande incertezza su dinamiche che vedono l'Europa concentrata in una trattativa con l'alleato strategico statunitense per cercare un corretto compromesso per riuscire ad avvantaggiare i due poli delle grandi democrazie occidentali, l'Europa e gli Stati Uniti, mettendo in condizione di garantirci quel sistema produttivo che garantisce anche la tenuta delle istituzioni che vi fanno riferimento. Il mercato statunitense per noi è strategico, irrinunciabile, a prescindere da chi presiede gli Stati Uniti pro tempore ma negli ultimi cinque anni è stato registrato un tasso medio di crescita in quel mercato dell'11% all'anno, un valore ben superiore al tasso registrato nel mercato mondiale nel suo complesso dell'8,8%. Nel 2024 si è chiuso con un record di 65 miliardi di euro rappresentati in larga parte da prodotti farmaceutici, prodotti e componenti meccanici, automobili e prodotti agroalimentari, con 7,8 miliardi.
Questi ultimi rappresentano il 12% del valore dell'export complessivo nazionale e un aumento del 17% rispetto all'anno precedente. Sono cifre che danno l'idea di quanto per noi sia importante come Italia e quanto sia dannoso immaginare politiche tariffarie penalizzanti e sulle quali lavoriamo. È evidente che il giudizio sulle tariffe che verranno imposte all'Europa e in particolare ai prodotti dell'agroalimentare lo potremo dare sulla conclusione delle trattative.
Lei più di me o almeno quanto me per età ha un'esperienza politica significativa che le permette di comprendere bene quanto sia utile discutere del risultato, non nell'ambito delle trattative definire una o l'altra cifra facendo gli astrologi più che i politici. Quindi gli annunci del Presidente Trump non sono condivisibili sul sistema tariffario. Dal nostro punto di vista essendo noi un paese esportatore non possiamo condividere alcuna chiusura di mercato e ovviamente il Governo dal nostro punto di vista in maniera utile sta sostenendo fin dall'inizio l'Unione Europea nelle trattative assumendo per quanto possibile anche un dialogo di carattere bilaterale che le faciliti.
Siamo fortemente convinti che in quest'ottica il grande vantaggio di avere un'interlocuzione con gli Stati Uniti sia quella di poter coadiuvare l'Unione Europea evitando invece quegli annunci che altre nazioni e altri governi hanno fatto di volontà di creare delle criticità o di immaginare il sacrificio del mercato americano a vantaggio di altri ipotetici mercati che lo possano sostituire. Vogliamo aprire altri mercati ma non certamente chiudere quello statunitense.

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