Comunicati stampa
Question Time del Ministro Lollobrigida alla Camera
(09.07.2025)
Il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha risposto a interrogazioni sulle iniziative urgenti volte a garantire la stabilità economica degli operatori e delle aziende della filiera della canapa industriale, sugli effetti dell'accordo tra l'Ue e i Paesi del Mercosur rispetto al settore agroalimentare, sulle iniziative a tutela della produzione vitivinicola italiana; sulle iniziative a tutela della filiera agroalimentare nazionale in relazione agli effetti dei dazi e sulla proposta di importare carne statunitense per la produzione di bresaola destinata al mercato americano.
Risposta sulle iniziative urgenti volte a garantire la stabilità economica degli operatori e delle aziende della filiera della canapa industriale
Interrogazione a risposta immediata On. MAGI
Signor Presidente, Onorevoli deputati,
l'interrogazione proposta mi offre l'occasione per fare chiarezza su un tema che, nelle ultime settimane, ha generato un ampio dibattito pubblico,
Un ampio dibattito pubblico, ma anche una certa confusione, spesso alimentata da letture parziali e strumentali dell'intervento voluto dal Governo.
Desidero fin da subito rassicurare le imprese agricole che coltivano la canapa che il Governo non intende in alcun modo criminalizzare un intero settore, né tantomeno colpire indiscriminatamente migliaia di operatori economici che hanno sempre operato nella piena legalità.
Si vuole invece porre un argine a fenomeni distorsivi che nel tempo hanno sfruttato una situazione di incertezza normativa per alimentare condotte commerciali ai margini della legalità, certamente non coerenti con lo spirito e la lettura della legge 2 dicembre 2016 numero 242 che aveva quale sua finalità il sostegno alla coltivazione della canapa e la promozione della relativa filiera agroindustriale.
L'intervento legislativo è motivato prioritariamente da ragioni di tutela della salute pubblica e della sicurezza al fine di evitare che l'assunzione delle inflorescenze possa favorire, attraverso alterazione dello stato psicofisico del soggetto assuntore, comportamenti che spongono a rischio la sicurezza e l'incolumità pubblica, ovvero la sicurezza stradale, conformemente a quanto raccomandato dal Consiglio Superiore di Sanità nel parere 2024 e dal Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita in data 4-12-2023.
Con questo obiettivo e nella piena consapevolezza della rilevanza del comparto della canapa industriale, il Governo è intervenuto con l'articolo 18 del decreto da lei citato. Volendo usare una formula chiara e sintetica per esprimere l'effetto delle nuove disposizioni, posso dire che non è stato compiuto nessun passo indietro e che ciò che era lecito resta lecito. E quello che era vietato continua ad essere. La norma, infatti, si limita a ribadire il divieto già esistente nell'ambito dell'ordinamento giuridico italiano di commercializzazione sotto ogni forma delle infiorescenze della canapa. ossia delle sommità fiorite e fruttifere della pianta di canapa, separate dal resto della pianta, anche se coltivata ai sensi della legge già citata 2 dicembre 2016 numero 242, nonché dei prodotti contenenti o costituiti da tali infiorescenze, comprete, estratti, resine e oli da esse derivati.
Va sottolineato che la coltivazione e la commercializzazione della pianta, nella sua interezza comprensiva quindi delle infiorescenze, è lecita e resta consentita per le finalità previste dalla legge già citata. Al contrario, la commercializzazione autonoma delle sole inflorescenze separate dalla pianta è sottratta, e lo è sempre stata, al perimetro della liceità fissato dalla legge 2 dicembre 2016. In questo senso, del resto, prima dell'intervento legislativo, si erano già espresse le sezioni unite della Corte di Cassazione Penale, con una sentenza del 2019, cui il Governo ha inteso dar seguito proprio con un intervento normativo.
Non risultano, quindi, effetti negativi diretti per le imprese agricole che operano rispetto della legalità. A questo proposito, però, il Governo, consapevole delle preoccupazioni espresse dagli operatori, ha previsto una circolare che verrà diffusa con un'interpretazione autentica di ciò che abbiamo appena sottolineato.
Con chiarezza, collega Magi, però, voglio affermare che sosterremo in ogni modo il settore agricolo-industriale legato alla produzione della cannabis, contrastando nei limiti di legge qualsiasi cultura antiproibizionista.
Risposta sugli effetti dell'accordo tra l'Ue e i Paesi del Mercosur rispetto al settore agroalimentare
Interrogazione a risposta immediata On. RICHETTI
Grazie collega Richetti per aver posto questa questione che abbiamo già avuto modo di spiegare agli organi di stampa e giustamente nella sede più autorevole, il Parlamento, è giusto definire in maniera coerente con quanto anche il mio collega Tajani ha appena sottolineato.
Ben conosciamo, infatti, gli effetti positivi per il settore industriale, e anche per una parte, molto rilevante, del nostro settore agricolo dell'accordo tra Unione Europea e Paesi del Mercosur e non c'è dubbio che l'apertura di nuovi mercati sia un obiettivo perseguito dal Governo.
Devo sottolineare, però, che in Europa, altre Nazioni importanti, come Francia, Polonia, Irlanda e Belgio, hanno espresso formalmente e con toni ben più accesi posizioni critiche su questo Accordo proprio in relazione all'importazione di prodotti agroalimentari. Hanno gli stessi nostri problemi sul sistema tariffario.
In primo luogo, gli agricoltori europei sono preoccupati per la concorrenza sleale di prodotti sudamericani a basso costo (quali carne bovina, pollame, riso e zucchero di canna) che potrebbe generare un effetto sostitutivo sul mercato interno e minacciare, specialmente, le piccole produzioni degli Stati Membri, che hanno costi di produzione estremamente più alti.
A questo si aggiunge il rischio di importazioni di beni che non rispettano gli elevati standard di sicurezza alimentare della Unione Europea, o che possano sottrarsi alle rigorose misure di controllo sui vincoli ambientali, sull'impiego di fitofarmaci e contro la deforestazione, ora in vigore per i prodotti che provengono dall'America latina.
Un ulteriore motivo di criticità è la possibilità che le importazioni abbiano ad oggetto prodotti realizzati senza il necessario rispetto dei diritti dei lavoratori, con il rischio di peggiorare le condizioni di sfruttamento delle popolazioni locali.
Per questi motivi, le condizioni stabilite nell'accordo Mercosur potrebbero tradursi in uno svantaggio competitivo per i produttori europei.
La nostra posizione è chiara: un accordo commerciale tra Commissione e Stati terzi dovrebbe essere stipulato con adeguate garanzie circa il rispetto dei medesimi standard in vigore nel mercato dell'Unione Europea, in termini di sicurezza sanitaria, alimentare e ambientale, sicurezza sul lavoro e diritti dei lavoratori.
Pochi giorni fa (27 giugno), ho affrontato questi temi con il ministro francese dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Annie Genevard, condividendo le sue preoccupazioni per la conclusione di un accordo in cui mancano clausole che forniscano un'adeguata tutela all'equilibrio di mercato.
Abbiamo convenuto che questo sarebbe pregiudizievole per il nostro comune settore primario, o almeno una parte di esso.
Voglio però specificare che la questione più rilevante posta dall'Italia non è questa, è la resilienza del settore agricolo, con particolare riferimento alla necessità di prevedere adeguate risorse della PAC, non proseguire sulla scelta del Fondo unico, vera involuzione della pianificazione strategica europea, e garantire un meccanismo di reciprocità.
A differenza anche degli altri Stati, che ho precedentemente citato, l'Italia non ha avuto una posizione pregiudiziale ma pragmatica e non pregiudizievole nei confronti del Mercosur, del quale conosciamo gli effetti positivi.
L'Italia potrebbe essere decisiva, questo sì, per approvare o meno l'Accordo e voglio dire con chiarezza che, a tal proposito, saranno fondamentali proprio le scelte che in questi giorni la Commissione farà per garantire la resilienza e quindi la tranquillità del settore agricolo.
Per ribadire la nostra posizione ho accettato di incontrare il Commissario europeo per il Commercio, la sicurezza economica, le relazioni interistituzionali e la trasparenza, Maroš Šefčovič, il prossimo 18 luglio, per avere la possibilità di rimarcare l'importanza di concludere un accordo con gli Stati dell'America Latina in termini di reale parità ed equilibrio, elementi senza i quali si rischierebbe di minacciare la competitività. Avremo certamente da parte dell'Unione europea queste garanzie che credo siano a cuore di tutti noi, di tutti i parlamentari di ogni segno politico, ma la cosa più importante è garantire nel quadro complessivo dell'azione dell'Unione europea la garanzia per i nostri agricoltori, tutti, quelli che beneficiano del Mercosur ma anche quelli che rischierebbero di esserne penalizzati. L'Italia ha una posizione forte, riteniamo di farla valere.
Risposta sulle iniziative a tutela della produzione vitivinicola italiana
Interrogazione a risposta immediata On. BOF
Grazie Onorevole Bof per il quesito, mi dà la possibilità di illustrare ancora una volta l'azione del Governo Meloni per la tutela e la valorizzazione di un prodotto che è frutto della nostra cultura, della nostra identità, della nostra storia, come lei puntualmente ricordava.
La viticoltura da nord a sud ha plasmato l'Italia, creando paesaggi di inestimabile bellezza e vini di impareggiabile qualità che rendono la nostra Nazione famosa in tutto il mondo.
Come Lei ha ricordato, il 2024 è stato un nuovo anno da record per l'esportazione del vino italiano, con un valore superiore agli 8 miliardi di euro, pari al 10% dell'export agroalimentare nazionale. Segnali positivi si registrano anche nel 2025, nonostante le incertezze dell'attuale congiuntura economica: i dati ISMEA sulle esportazioni, aggiornati a marzo 2025, registrano un incremento rispetto al 2024 del 12,5% in valore e del 3,8% in volume, per un corrispettivo di oltre 513 milioni di euro e 89 miliardi di litri.
Questi record sono il frutto della capacità dei nostri imprenditori, del lavoro dell'ICE con il presidente Zoppas, di uomini come Federico Bricolo che con Vinitaly International ha aumentato la promozione, delle iniziative delle Regioni e del Governo.
Faccio riferimento, in particolare, alla grande soddisfazione espressa da tutti gli operatori del settore per la riforma che ha riguardato l'OCM-Vino, per i tempi di pubblicazione e le semplificazioni procedurali e la flessibilità introdotta nell'attuazione della misura per andare incontro ai mutamenti di scenario.
A fronte dei dati oggettivamente positivi per il settore, è giusto, però, ricordare le criticità che pur esistono in tutti i Paesi produttori e che ci vedono impegnati a trovare soluzioni per garantire il valore del prodotto.
Lo scorso anno ci siamo trovati ad affrontare il problema della peronospora, stanziando ingenti risorse per sostenere le Regioni che hanno quasi azzerato la loro produzione, e siamo intervenuti con interventi puntuali anche con la Commissione agricoltura, ringrazio il Presidente Carloni, per andare incontro alle giacenze.
Quest'anno lavoriamo, come sapete, per scongiurare l'incremento dei dazi, non sostenibile per le imprese. L'attuale incertezza sulle tariffe è una delle cause principali del fenomeno dell'attesa nella conclusione dei contratti. L'incertezza è il problema spesso della mancata conclusione dei contratti per capire a che condizione possono essere realizzati. In particolare, coadiuviamo l'Unione europea per quanto di nostra competenza nella trattativa con gli Stati Uniti.
Abbiamo accelerato la possibilità di produrre vino dealcolato per aprire nuove occasioni di mercato per le nostre imprese, dopo una lunga fase di consultazione con tutte le associazioni per garantire da una parte un prodotto nuovo, dall'altra la tutela e la difesa di un prodotto per noi strategico anche in termini qualitativi.
Si fa un riferimento a un problema ancora più rilevante, però, che è quello decisivo: l'aggressione al vino, la criminalizzazione costante di questo prodotto, in particolare da Nazioni che non producono vino.
Dobbiamo difendere in ogni modo un consumo consapevole del vino, moderazione, garantire la qualità e su questo abbiamo lavorato anche con un piano italiano molto importante che ha impattato in senso positivo anche sulle scelte europee e sulla pianificazione del Commissario Hansen.
Risposta sulle iniziative a tutela della filiera agroalimentare nazionale in relazione agli effetti dei dazi e sulla proposta di importare carne statunitense per la produzione di bresaola destinata al mercato americano
Interrogazione a risposta immediata On. BOSCHI
Grazie Presidente, grazie collega
L'Italia ha provato a contribuire attivamente alla trattativa europea per limitare le criticità derivanti dal sistema tariffario proposto dal Governo statunitense.
Insieme agli imprenditori italiani, il 2 giugno, ho incontrato il Segretario di Stato all'agricoltura americano Brooke Rollins in Italia, e in quell'occasione ho avuto modo di spiegare, dal nostro punto di vista, come sia per tutti noi indispensabile evitare guerre commerciali, che qualcuno, in maniera dissennata, auspica e che contrastano con l'interesse delle imprese e di alleati strategici quali devono essere l'Unione europea e gli Stati Uniti. A prescindere da chi viene eletto democraticamente presidente.
Abbiamo convenuto, pertanto, di creare un tavolo di confronto per rafforzare le relazioni commerciali tra Italia e Stati Uniti, che come lei ricordava è uno dei nostri mercati principali, nel rispetto delle regole europee.
La centralità del Governo italiano non è segnalata solamente dal fatto che la Segretaria Rollins ha scelto l'Italia per la sua prima visita istituzionale in Europa, ma anche dal recente invito che ho ricevuto alla Casa Bianca e anche in questo caso l'Italia è stata la prima Nazione a vedere il Ministro dell'agricoltura avere questa occasione di confronto.
L'obiettivo che ci siamo dati era trovare soluzioni a quello che gli Stati Uniti considerano uno sbilanciamento tra il loro export verso l'Unione europea e l'export europeo verso gli Stati Uniti (sostengono sia un dato di 1,7 miliardi di euro del loro export a fronte di 7 miliardi di esportazioni europee).
Le proposte emerse dalle associazioni di rappresentanza agricola e industriale riguardano alcuni settori di approvvigionamento che, senza alcun danno per il nostro sistema economico, potrebbero andare incontro alle esigenze esposte dai rappresentanti statunitensi, e, in questo modo, limitare, fino ad azzerare in prospettiva, l'elemento sul quale si fonda la politica dei dazi.
Uno di questi è il settore mangimistico nel quale abbiamo una forte carenza, e attualmente le importazioni provengono da Stati meno interessanti come mercati di sbocco per i nostri prodotti.
Veniamo alla bresaola, che lei nell'interrogazione scritta ha citato più volte.
Al contrario di quanto Lei sostiene nell'interrogazione scritta l'export di bresaola negli Stati Uniti non è modesto, non c'è proprio.
C'è una ragione: dal 2001 il mercato statunitense è chiuso a qualsiasi esportazione di salumi italiani a base di carne bovina a causa degli effetti delle prescrizioni legate alla encefalopatia spongiforme bovina, meglio conosciuta come mucca pazza.
La produzione di bresaola con carni statunitensi avrebbe l'effetto quindi di aprire questo mercato, con un ritorno importante per le aziende del settore, e credo sia questa la ragione per la quale sono stati proprio i produttori ad avercela sottoposta.
Al tempo stesso, garantirebbe anche export di carni statunitensi, richiesta già presentata dai negoziatori americani alle autorità europee.
Si tratterebbe eventualmente di una importazione vincolata alla produzione di bresaola esclusivamente finalizzata al mercato statunitense e quindi in nessun modo commercializzabile in Unione europea.
Nel merito del rispetto del disciplinare di produzione IG, questa procedura - se autorizzata - avverrebbe in conformità ai regolamenti europei e non violerebbe affatto le garanzie irrinunciabili legate al sistema di produzione IG; in particolare, per la bresaola, credo lei sappia, che già oggi è prodotta utilizzando circa l'80% di carni di altre aree del continente americano.
Probabilmente approfondendo meglio le proposte, e senza lasciarsi coinvolgere in strumentali polemiche si potrà arrivare a rafforzare la competitività di quello che consideriamo un bene prezioso, vale a dire il blocco democratico occidentale del quale Unione europea e Stati Uniti sono senza dubbio i principali interpreti.